Appoggiato sui campi, di lungo sugli argini o come linea di separazione con il mare.
Sono cresciuto in campagna, all'estremo Est della Pianura Padana, vicino al mare e per me l'orizzonte è sempre stato una condizione imprescindibile dalla vita stessa.
Appoggiare lo sguardo lontano: a nord verso le montagne, ad est al sorgere del sole, intercettare le righe della pioggia di un temporale che forse nemmeno arriverà fin qui, oppure vedere la luce del giorno calare lentamente, fino a scomparire in un lento fade out, mai improvviso.
Non ci facevo caso più di tanto, perché si trattava di un gesto del tutto naturale e involontario. Ma poi, girando con la macchina fotografica per le vie di Milano, ho notato la mia tendenza a camminare con la testa all'indietro e il naso all'insù, come un cane milanese che fa il bagno al lago.
Dove inizia l'orizzonte?
A volte è solo immaginario, altre volte si tratta di trovare un punto di congiunzione tra le cose "terrene" e quel che sta sopra. A volte è la tua porta per l'altrove, a volte la linea di delimitazione di un limite necessario.

Così nasce questo progetto fotografico, realizzato per le vie di Milano in momenti e giornate diverse: orizzonti inventati, immaginari, artificiali. Linee tracciate tra cielo e terra, geometrie con sfondo blu.
Perché un orizzonte è prima di tutto una linea, qualcosa che delimita e confina permettendo così all'animo di entrare in contatto con l'idea di infinito.
Oltre l'orizzonte, ci sarà sempre un'altro orizzonte. Un'altra dimensione.
La vastità. Ma anche Casa.
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